Il Raduno Nazionale Sportivo delle Comunità, svoltosi a Cassino nel settembre scorso, è stata la prima grande manifestazione sportiva organizzata dall' Associazione e il successo lo ha ottenuto è la conferma, se ve n'era bisogno, della bontà della sua costituzione e il segno delle sue possibilità operative.

Ha rappresentato un' occasione importante per far conoscere l'Associazione all'interno e all'esterno delle Comunità di accoglienza, alle realtà del volontariato, ai servizi pubblici e privati che operano nel sociale, al mondo politico, dello sport e della comunicazione di massa.

E' stata una festa dello sport nel senso più bello del termine, perchè le motivazioni dei partecipanti erano improntate ad una autentica sportività e al desiderio di confrontare amichevolmente le doti e la capacità individuali, di valorizzare l'impegno dedicato a qualificarle e potenziaerle attraveso l'allenamento e la pratica delle attività.

Uno sport così è una grande occasione per conoscere e mettere alla prova se stessi, confrontandosi lealmente e con le risorse, le doti e la personalità degli altri. Con queste finalità è nata l'Associazione Nazionale di Promozione Sportiva delle Comunità e per essere è stata riconosciuta e accolta dal CONI nella grande famiglia dello sport italiano.

E' stato un atto di amore e di fiducia nello sport e nell'uomo, profondamente convinti che l'attività sportiva, praticata con correttezza, lealtà e impegno, si rivela uno strumento efficache per costruire personalità autonome, capaci di autogestirsi, di orientare le proprie energie verso finalità positive.

Lo sport, infatti, stimola l'acquisizione di caratteristiche psicologiche e comportamentali che irrobustiscono la personalità del praticante: la consuetudine a una tecnica di allenamento e quindi a un metodo, l'autodisciplina, la conoscenza del proprio corpo e la capacità di superarne i limiti, il controllo e la distribuzione delle energie, l'abitudine ad affrontare con sicurezza e fiducia in sè stessi difficoltà impreviste, la tolleranza alla sconfitta, la disposizione a sopportare durezze e disagi, a investire sulle proprie capacità, a costruire la propria identità su dati solidi, veritieri e possibili, a ricercare e individuare significati soddisfacenti.

Non mi resta, pertanto, che formilare un fervido augurio all'Associazione affinchè sviluppi e intensifichi le sue attività fino a coinvolgere in programmi idonei di pratica sportiva tutti gli ospiti delle Comunità.

dott. Mario Pescante
 
   

In ogni occasione significativa della nostra vita si ha ormai l'abitudine di raccogliere fotografie o immagini. Immagini che permettono di ricordare l'atmosfera, i colori e le emozioni vissute.
Ritengo che il Raduno Sportivo di Cassino meriti la pubblicazione di questa specie di "album fotografico".

Lo merita perché è stata un'esperienza davvero straordinaria di condivisione e di compartecipazione tra ragazzi, educatori e volontari provenienti da tutt'Italia, che vivono quel peculiare momento che è la comunità di recupero alla droga. Un'occasione nella quale grazie allo sport si è riusciti a far incontrare per alcuni giorni gruppi provenienti da Associazioni e Comunità diverse tra loro e com differente impostazione motodologica relativamente ai percorsi di recupero.

E' stata la prima volta. E, come in tutte le prime volte si sono verificate alcune difficoltà organizzative. Penso al Campus, attrezzato com grande disponibilità dell Croce Rossa Italiana e nel quale due improvvisi temporali notturni hanno causato una sorta di allagamento delle tende.

Penso al Torneo di Pallavolo che aveva alcune regole - fra giocare almeno due ragazzi ogni squadra - modificate poi all'ultimo momento per esigenze organizzative. Rivedo i campi di calcio dove si sono giocati gli ottavi di finale, non proprio in "tappeto inglese". Fortunatamente la FIAT di Cassino ci ha poi prestato i suoi campi per le finali.

Penso infine alla partita di finale del Campionato Nazionale di Calcio tra le Comunità quando non sono arrivati gli arbitri federali, persi in qualche luogo del cassinate, e tre operatori di comunità coraggiosamente si sono resi disponibili a svolgere questo difficilissimo compito. Innumerevoli però sono stati i momenti positivi. Le giornate trascorse a praticare i vari sport, straordinaria l'esperienza nel campo di atletica dove oltre 300 ragazzi si sono impegnati, alcune per la prima volta, in discipline quali il salto in alto, in lungo, il lancio del peso e poi i 100 metri i 1500 metri e i 5000.

Le serate musicali.
Ci è sembrato un piacevole modo di concludere le giornate, spesso faticose, all'ascolto di vari artisti che si sono resi disponibili ad animare le nostre serate con buona musica.

Gli incontri.
Personaggi di grande statura e in qualche caso con importantissime responsabilità istituzionali hanno avuto la sensibilità di raggiungerci a Cassino per condividere con noi questa esperienza e per lasciarci alcune riflessioni utili per il nostro cammino.

Le emozioni.
Tantissime. Impossibile descrivere quelle individuali ad esempio nei momenti del risultato sportivo e poi durante le premiazioni. Difficile descrivere quelle collettive: i momenti del pranzo, della cena, del tifo ai nostri compagni, la visita di personaggi famosi che non stavano sul palcoscenico ma a tavola con noi. Non voglio aggiungere altro La parola è a volte un mezzo sopravvalutato per descrivere le esperienze, le gioie e le fatiche degli uomuni. Ritengo che le fotografie illustrate in queste pagine offrano molto di più.

Però mi sento di ringraziare con il cuore e a nome di tutti i responsabili delle Associazioni, Cooperative e Fondazioni presenti al Raduno il Presidente del CONI Mario Pescante che ci ha permesso di realizzarlo e i ministri Turco, Berlinguer e Veltroni, Mons. Riboldi, Mon. D'Onorio, i parlamentari, il Presidente Badaloni i fondatori delle comunità e quanti altri sono riusciti a trovare un pò di tempo per stare con noi

don Antonio Mazzi

"Il probblema che dobbiamo affrontare avendo responsabilità di governo è molto semplice e molto difficile: dobbiamo cercare di ridare a questo Paese speranza, fiducia, motivazioni, ragioni nelle quali credere collettivamente.

Lo dico in particolare a voi. Ho visitato molte comunità e penso che lì, si faccia un lavoro straordinario, un lavoro vero di solidarietà, di rispetto della persona, di speranza: Laddove la speranza è finita e un ragazzo sceglie la droga, si ricostruisce la speranza, si trova una ragione per vivere. Che non è mai una per tutti. Non esiste una riceta universale.

Oggi la scuola non funziona, non motiva, è organizzata male. Si va a scuola senza sapere se servirà per il futuro. Nelle periferie urbane, sopratutto in certe aree del paese, non ci sono posti deve incontrarsi, non c'è un cinema, non c'è un teatro, non c'è una palestra dove fare sport...

Manca il lavoro, per cui viene meno la prospettiva di stabilità che ciascuno di noi cerca. Sopratutto per certi ragazzi del Mezzogiorno il lavoro rappresenta una prospettiva molto lontana. In questo ultimo periodo, in Italia, sono mancate le speranze collettive perciò ogniuno ha dovuto costruirsi, da solo, una speranza.

Ma l'idea che ciscuno di noi, nella vita, posa servire non solo a se stessi ma anche a gli altri è una grande motivazione che forse voi ora realizzate molto più di quelli che si considerano "normali" perchè essi hanno molto meno coscienza del fatto che non si vive solo in funzione di se stessi.

In questo senso la vostra esperienza è valida per tutto il paese. Deve dire a tutti noi, imprenditori, politici, educatori, istituzioni, che dobbiamo ridare motivazioni alla vita collettiva di questo paese. Bisogna cambiare la scuola, fare più sport.

Nelle città, i campi sportivi dovrebbero essere vissuti come spazi di vita. Inoltre bisogna aumentare i cinama, i teatri, gli spazi per i concerti. Il problema è chiudere il rubinetto che porta i ragazzi in comunità. Lo sport è una straordinaria risorsa di motivazioni.

Deve diventare educazione, consapevolezza che nella vita c'è agonismo e può esserci anche qualcuno più bravo di noi. Non è solo cultura del fisico ma anche della mente. Anche attraverso lo sport possiamo ridare i colori al nostro paese.

Walter Veltroni
Vice presidente Consiglio dei Ministri

Varare delle leggi a tutela delle fascie deboli non basta, bisogna creare un nuovo clima ispirato alla non violenza, che vuol dire: amore rispetto, cura della vita umana, valori troppo spesso calpestati. Una società violenta è quella appiattita sul presente, talmente presa dalla velocità dei consumi che non guarda alla storia, al mondo.

Bisogna che torni il tempo della riflessione. Bisogna pensare ad una riforma istituzionale che decentri i poteri ma mantenga il principio della sussidiarietà e riesca ad utilizzare in modo diverso le risorse disponibili.

Il problema è non avere più soldi ma spendere meglio quelli ce ci sono. I 90mila miliardi che compongono la spesa assistenziale del nostro Paese vanno spesi in modo solidaristico. La solietarietà deve essere un impegno del Governo ma anche di tutti cittadini, non può essere intesa come optional.

Livia Turco
ministro per la Solidarietà sociale

La nostra scuola non ha un'anima, è diventata arida. Sia gli alunni che gli insegnanti lo percepiscono. E' una scuola estranea nonostante l'impegno profuso da entrambi le categorie. Dobbiamo cambiare ma non certo credendo che ciò avvenga con un colpo di bacchetta magica, in passato abbiamo avuto una scuola dove si imparava, ma i ragazzi non vivevano insieme, non avevano momenti nei quali il bisogno irrefrenabile di fare qualcosa insieme poteva trovare sfogo. La vera educazione alla solidarietà, al senso civico, al sentirsi parte di una comunità si realizza anche facendo qualcosa insieme.

La nostra scuola non ha avuto questo spirito, è stata una scuola burocratica, rigida, di banco, di cattedra... Noi vogliamo non solo cambiare i programmi, aumentare la scolarizzazione, combattere l'evasione scolastica, vogliamo creare una scuola autonoma, nella quale si studi severamente e tanto ma dove ci siano i tempi per fare qualcosa insieme: teatro, musica, computer, lingue e altre cose che poi si rivelano utili.

Con più elasticità dei programmi, con maggiori aiuti economici, con il coinvolgimento degli insegnanti, forse potremmo ridare un'anima alla nostra scuola. Sia gli insegnanti che i ragazzi devono essere consapevoli che la scuola e loro. Le difficoltà per 'ricostruirla' saranno enormi e riusciremo nell'obbiettivo se studenti, professori e genitori si cimenteranno con la loro fantasia, con la loro determinazione per fare dipiù all'interno della scuola. Occorre creare un grande moto di partecipazione dal basso. Solo così ce la faremo.

Luigi Berlinguer
ministro Pubblica Istruzione

Se prendiamo spunto dalla storia - fatta di corsi e ricorsi - credo possiamo ipotizzare ciò che avverà nei prossimo cinque anni. L'attuale generazione giovanile stà facendo esattamente ciò che facevano i loro coetanei vent'anni fà: tenta di superare le proprie paure e difficoltà consumando sostanze. Sostanze eccitanti e allucinogene. Sono giovani che, per sopravvivere, hanno bisogno di modificare il proprio rapporto con l'esterno e lo fanno attraverso una sostanza.

Ma l'esperienza insegna che, ad un certo momento, l'eccitamento provocato da tali sostanze avrà bisogno di un sedativo. E nessuna sostanza più dell'eroina è in grado di spegnere l'incendio prodotto da allucinogeni e anfetamine. Quindi è tra questi giovani che tra qualche anno andremo a reclutare i futuri tossicomani. E' necessario che gli adulti siano vigilanti e attenti e forniscano ai giovani esempi positivi perchè esistono diverse possibilità, per i nostri ragazzi, di scaricare energie senza dover ricorrere a sostanze eccitanti.

Massimo Barra
Fondazione Villa Maraini - Roma